• ACasalini

GOD SAVE THE QUEEN...

Aggiornato il: gen 23

























Continuavo a chiedermi perché Dio avrebbe dovuto salvare la Regina. Quella vecchietta piena di gioielli, abiti scintillanti, e con stampato sulla faccia un sorriso davvero poco credibile. Come quello di Joker.

Non mi piaceva per niente, la Regina. Troppa puzza sotto al naso. Il calesse con i cavalli, le guardie con quella specie di pellicciotto sulla testa, e il palazzo pieno di stanze.

Io vivevo in un appartamento piccolo piccolo. Con mamma e papà. Avevamo un solo bagno.

Non vi dico quando scappava sia a me che a mio padre. Se mi lasciavo scappare l'attimo, se era lui a chiudersi la porta del bagno alle spalle prima di me, dovevo prima soffrire come un cane per cercare di non farmela addosso, e poi fare i miei bisogni con il naso tappato.

Quando bagni potevano esserci all'interno di Buckingham Palace? Cinque, dieci, forse addirittura venti?

Impossibile che tutta quella gente sentisse il bisogno di farla nello stesso istante. Semplicemente impossibile.

La Regina aveva anche un marito, un certo Filippo che però (altro aspetto non mi convinceva per niente) non era affatto un Re. Il principe Filippo.

Davvero strani questi tizi. Ogni favola, ogni storia, persino ogni barzelletta che si rispetti, prevedeva che il marito della Regina fosse il Re. Così come ogni Re aveva al suo fianco una Regina. Allora perché Elisabetta, regina d'Inghilterra a pieno titolo, divideva il letto con un Principe?

Che ne era stato del Re? Morto? Oppure era impegnato in battaglia?

A dir la verità c'era stato un precedente. Quando Re Artù era andato in guerra, Lancillotto gli aveva soffiato la moglie. La bella Ginevra. Ma Lancillotto non era affatto un principe, lui era un cavaliere. Anzi no: il Cavaliere per antonomasia.

E allora? Dove stava la fregatura?

Elisabetta e Filippo avevano quattro figli. Il primogenito, Carlo, era il più brutto. L'erede al trono. Un trono sul quale non sarebbe mai seduto a causa di tutta una serie di casini che aveva combinato nel corso della sua vita. Storie d'amore clandestine, mogli infelici, persino morti misteriose. Insomma, non il genere di persona alla quale vorresti afffidare la guida di un regno.

Eppure, nonostante tutto quel lusso, tutti quei privilegi acquisiti per chissà quale motivo, i ragazzacci tutti pelle e borchie continuavano a cantare, anzi no, a urlare: "Dio salvi la Regina".

Che venisse a salvare me, Dio. Altro che la Regina Elisabetta!

Noi avevamo davvero bisogno di Dio. Perché io lo sapevo che papà aveva perso il lavoro. Anche se lui credeva di no.

Mamma invece un lavoro non ce l'aveva mai avuto. Mamma faceva la mamma. E la moglie.

Un lavoraccio. Il peggiore, almeno dal punto di vista della fatica.

Alzai il volume dello stereo. Per non dover sentire i miei piangersi addosso. Per fuggire via senza uscire dalla mia stanza.


"God save the queen The fascist regime They made you a moron A potential H bomb

God save the queen She's not a human being and There's no future And England's dreaming

Don't be told what you want Don't be told what you need There's no future No future No future for you"


Il futuro. Una brutta bestia. Non c'era davvero più un futuro per noi? Probabile.

E allora? Cosa avrei dovuto fare? Sperare nella Regina?

Macchè!

Elisabetta se ne fregava di me e della mia famiglia. Non sapeva nemmeno se esistevamo davvero oppure no.

Alzai il volume al massimo. Chiusi gli occhi. Poi maledissi la Regina. Con tutto me stesso. Sperando di far cambiare idea a Dio.

Seduta su un costosissimo trono fatto di ceramica, intenta a espellere una parte di sé, Elisabetta si lasciò scappare una risata. Nessuna maledizione, nessun malocchio, nessuna punizione divina. Lei, Elisabetta II, Regina d'Inghilterra, sarebbe vissuta per sempre. Per sempre.

Lo sapeva lei, e lo sapeva Dio.

- Dio salvi la regina - sussurrò Elisabetta nel silenzio del gabinetto reale.

Il Creatore scosse la testa, per nulla convinto. - Sei davvero terribile, Betty - borbottò. - Altri dieci anni e poi basta, ok?

La Regina non rispose. Fece un rapido conto a mente. - 103... - disse tra sé. Poi aggrottò la fronte. - Facciamo 110 e non parliamone più.

Dio sospirò. - I sette anni aggiuntivi dovrò sottrarli a Filippo, lo sai vero?

Elisabetta annuì. Poi sorrise. - Lo so, ma in fondo lui è solo un Principe. Robetta.

Dio si astenne dal commentare. Poi salvò (ancora una volta) la Regina.


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