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#seeeyoucineblog ALIEN di Ridley Scott

Ecco la nuova recensione a cura di Horror Über Alles

Questa settimana facciamo un salto nel 1979 in quel capolavoro di horror e fantascienza capace di ispirare intere generazioni per i decenni successivi, Alien.


ALIEN di Ridley Scott (1979) 

A cura di Horror Über Alles (Davide Sicarius D'Andrea e Caroline Darko)

Anno del Signore 1979. Un giovanissimo e semi-sconosciuto Ridley Scott, a partire da una sceneggiatura originale di Dan O'Bannon (futuro regista de Il ritorno dei morti viventi) e Ronald Shusett - poi rimaneggiata dai produttori Walter Hill e David Giler - accetta di dirigere quello che, di lì a poco, sarebbe diventato una pietra miliare dell'horror e della fantascienza, capace di dar vita ad una delle saghe- e creature- più iconiche e prolifiche della storia del cinema: Alien.

Astronave Nostromo, anno 2122. L’equipaggio della nave spaziale, formato dal comandante Dallas, l’ufficiale scientifico Ash, l’ingegnere Parker, il timoniere Lambert, l’ingegnere tecnico Brett, il vice-ufficiale Kane e il tenente Ripley, una volta svegliato dall'ipersonno riceve un messaggio di soccorso da un pianeta sconosciuto. Il gruppo è costretto ad adempiere agli ordini di salvataggio, ma una volta sbarcato sul pianeta disabitato scopre i resti di un relitto alieno, al cui interno vengono rinvenuti il cadavere di un’entità extraterrestre e degli strani oggetti ovoidali. Scopriranno presto che l’SOS non era una richiesta d’aiuto, ma un preallarme, e che dovranno fare i conti con un inaspettato nemico: un essere alieno che, a poco a poco, seminerà orrore e morte all’interno dell’astronave.

Al suo secondo film (dopo I duellanti del '77) Scott dimostra di essere un autore inventivo e personale, capace di tirare fuori il meglio da ogni comparto filmico. Tutto infatti funziona alla perfezione, dall'opprimente e claustrofobica scenografia - ad opera di Michael Seymour, Leslie Dilley, Roger Christian e Ian Whittaker - alle imponenti partiture di Jerry Goldsmith, dalla cupa e sudata fotografia di Derek Vanlint agli straordinari effetti speciali (premiati con l'Oscar) di H.R. Giger, Carlo Rambaldi, Brian Johnson, Nick Allder e Denys Ayling. Ben assemblato e convincente il cast (in cui troviamo i nomi di Harry Dean Stanton, Tom Skerritt e John Hurt), nel quale spicca prepotentemente una giovane - e ancora anonima al pubblico - Sigourney Weaver nei panni della protagonista Ellen Ripley - antesignana del modello di ‘’eroina’’-, che rimarrà impressa nella memoria di più generazioni.

Ciò che resta più di ogni altra cosa, però, è l'inquietante e geniale creatura ideata da H.R. Giger, al quale va dato atto di aver saputo dare forma fisica all'archetipo stesso della paura. Lo xenomorfo, infatti, sembra provenire direttamente dai luoghi più remoti e mostruosi dell'inconscio umano e Scott, lavorando per sottrazione e accrescendo oltremodo l'angoscia delle attese, lo mette in scena in pochissimi e tesi momenti, mostrandolo più a lungo solo nell'epica e avvincente resa dei conti finale con la Weaver.

Prendendo qua e là da opere del calibro di Terrore nello spazio di Mario Bava (il rinvenimento del cadavere alieno), Il pianeta proibito di Fred M. Wilcox (l’atterraggio della navicella con conseguente massacro dell’equipaggio) e La cosa da un altro mondo (la figura aliena e l’atmosfera agorafobica, che tanto rende l’opera di Scott affine al rifacimento di John Carpenter), Ridley Scott con Alien, inoltre, si scopre notorio precursore di centinaia di opere analoghe che, raramente, saranno in grado di eguagliare il prototipo - come nel caso di Aliens di James Cameron - e traccia un solco irremovibile non solo nell'intera storia cinematografica, ma anche nell'immaginario comune.

IL NOSTRO GIUDIZIO: ***** (5/5)







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