• Horror Über Alles

#seeeyoucineblog DELLAMORTE DELLAMORE di Michele Soavi (1994)

Nel corso degli anni questo film è stato più volte rivalutato fino a diventare un cult in Italia ed anche all'estero. Probabilmente il vero e proprio canto del cigno dell'horror all'italiana.


DELLAMORTE DELLAMORE di Michele Soavi (1994)

A cura di Horror Über Alles (Davide Sicarius D’Andrea e Caroline Darko)

Tratto dall’omonimo romanzo di Tiziano Sclavi (scritto nel 1983 e pubblicato nel 1991), Dellamorte Dellamore è forse il canto del cigno dell’horror all’italiana e, pur essendo passato quasi inosservato alla sua uscita in sala (ben 25 anni fa), nel corso degli anni è riuscito a conquistarsi la meritatissima fama di cult anche oltre i confini nazionali. Erroneamente ritenuto da molti il film su Dylan Dog - complici il nome di Sclavi, la somiglianza impressionante tra l’attore protagonista e il personaggio del fumetto (il cui aspetto fu in origine effettivamente ispirato dalla fisionomia di Rupert Everett) e una promozione all’epoca un po’ fuorviante e tutta basata sulla dicitura: “dal creatore di Dylan Dog” - Dellamorte Dellamore è invece l’opera antesignana del fumetto (nato infatti successivamente al romanzo), e mette in scena un sorta di alter ego italiano dell’iconico indagatore dell’incubo: Francesco Dellamorte (comparso anche al fianco di Dylan nell’albo speciale “Orrore Nero” del ‘93).

I due personaggi hanno molte cose in comune- il tipo di pistola, l’automobile, il look, la filosofia di vita- e sicuramente fanno parte del medesimo immaginario narrativo. Dal ’94 in poi, quindi, sarebbe stato impossibile leggere il fumetto senza pensare al film di Michele Soavi e viceversa, perché Francesco e Dylan sono “fratelli”, sono entrambi figli della stessa straordinaria penna.

Francesco Dellamorte lavora come becchino nel piccolo cimitero di Buffalora, e divide la casa col suo assistente quasi muto Gnaghi (dice solamente: “Gna”). I due devono fare i conti con uno strano fenomeno: dopo alcuni giorni dal decesso i morti si risvegliano e, perciò, vanno eliminati definitivamente. Questa bizzarra routine, un giorno, viene interrotta da una donna misteriosa, di cui Francesco si innamora perdutamente.

Adattato per lo schermo da un ispiratissimo Gianni Romoli - che fa suo il sarcasmo lirico della pagina di Sclavi e costruisce battute, dialoghi e situazioni talvolta davvero memorabili - e diretto con geniale visionarietà da Michele Soavi - che arricchisce il tutto con squisite citazioni filmiche (Psycho) e pittoriche (Bocklin, Magritte) - Dellamorte Dellamore può essere considerato una profonda e allegorica meditazione sulla vita e sul destino impressa su pellicola, in cui i più svariati registri stilistici convivono e si sposano perfettamente: si va dal comico-grottesco al romantico, dal poetico allo splatter (dal sapore gustosamente retrò grazie all’ottimo lavoro di Sergio Stivaletti), dall’onirico-surreale all’erotico spinto (le nudità sono frequenti e generose). Ogni elemento della storia viene però filtrato coerentemente dall’interiorità del protagonista ed enfatizzato da una splendida voice off (eccezionale il doppiaggio di Roberto Pedicini).

Impossibile non identificarsi con Francesco Dellamorte che, esattamente come ognuno di noi, cerca di dare un senso al “suo” mondo, un mondo fatto d’Amore e Morte, le due “sorelle” su cui si regge l’esistenza di ogni essere umano: “che aspettano insieme il grande giudizio e non hanno mai fine, non hanno mai inizio”. Nel film di Soavi però c’è anche spazio per temi secondari ma non meno importanti come l’amicizia (quella con l’aiutante Gnaghi), la diversità, l’incomunicabilità e la solitudine. Difficile dimenticare gli amplessi dal sapore necrofilo con la “Lei” nel cimitero (interpretata da un’Anna Falchi bellissima e di una carica erotica micidiale), la suggestione visiva dei fuochi fatui, il ritorno del centauro e l’enigmatica sequenza finale, che si ricollega a cerchio con quella iniziale. Straordinarie inoltre le scenografie di Antonello Geleng (premiate con un David), le musiche del compianto Manuel De Sica (che in uno dei temi portanti cita espressamente l’intro del brano Hellraiser di Ozzy Osbourne) e la prova attoriale di Rupert Everett (qui forse nel ruolo della vita).

Dellamorte Dellamore è in definitiva l’ultimo vero grande horror del cinema italiano, in cui anche gli sporadici e ingenui difetti (qualche svista in fase di montaggio e la recitazione talvolta un po’ troppo sopra le righe della Falchi) contribuiscono ad accrescere la magia della visione, e di un cinema che non esiste più.

IL NOSTRO GIUDIZO: ***** 5/5


57 visualizzazioni
 MIXCLOUD 

radioseeeyou.com una giovane webradio nata nel 2018

© 2018 by seeeyou.it | S.I.A.E. 201800000044 no-profit 

051/0218793

331 451 7247

info@radioseeeyou.com

redazione@radioseeeyou.com

Radioseeeyou.com si sta autofinanziando

se ti piace quello che facciamo aiutaci 

con un piccolo contributo mensile

oppure crea la tua donazione  qui

an hour whit dj Pery around the music around the world dj Meo arlecchino l' archivio almost black background music shop beat & bear beats belpaese bicio papao brota raza casalini che barba al mattino cine blog dischi volanti dj LELLI superfunkexperience domenica è mattina house break futuro 1978 gold selection horror Über alles ho perso il filo il grande rispolvero la bisana l'oroscopo di morena lorenzo le club olei alle 20 pusher barber shop PVC 180grammi quelli degli 80 reagge & rolla rush secanda fila seeeyoufat live seventy space five studio ca rossa supeeer vanilia & comics vietato ballare volume razionik massimiliano marrani soulcluster