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#seeeyoucineblog Halloween di David Gordon Green (2018)

Per questa settimana proponiamo un film che nel 2018 ha riportato sul grande schermo uno dei serial killer più amati del genere, Michael Myers. Arricchito dalle musiche di John Carpenter (regista dell'indimenticabile primo film della saga), Halloween di David Gordon Green si presenta come un lavoro fresco e dinamico nonostante gli illustri predecessori. Recensione sempre a cura di Horror Über Alles.


HALLOWEEN di David Gordon Green (2018)

A cura di Horror Über Alles (Davide Sicarius D’Andrea e Caroline Darko)

Michael Myers è tornato e, dopo ben tre generazioni, è ancora uno dei serial killer più amati della settima arte. L'operazione di questo nuovo, ennesimo capitolo (l'undicesimo per l'esattezza), nasce da un'idea dell'ormai guru di gran parte delle produzioni horror statunitensi, Jason Bloom. Il noto produttore, però, in questo caso ha pensato bene di coinvolgere Mr. Carpenter in persona in veste di consulente artistico, autore delle musiche (col figlio Cody e Daniel Davies) e produttore esecutivo.

Ora non ci è dato sapere quanto questa consulenza artistica abbia influito sull’ottima regia di David Gordon Green ma, senza ombra di dubbio, in alcune sequenze si ha davvero la sensazione che dietro la macchina da presa ci sia il leggendario "papà" di Myers, ed è quasi impossibile non provare un brivido durante la visione. Questo nuovo Michael, poi, sembra una perfetta fusione tra quello originale e quello proposto da Rob Zombie, silente e spettrale come il primo, granitico e brutale come il secondo.

Con David Gordon Green si ritorna- nostalgicamente e magicamente- nella spettrale Haddonfield di quarant'anni prima. Niente sembra essere mutato, se non il fatto che il fantasma di Michael Myers pare quasi sia stato rimosso dall'immaginario collettivo dei cittadini, troppo ingenui nel credere che l'incubo sia ormai lontano dal loro cammino.

Con il mito di Michael Myers torna sullo schermo anche il volto iconico di Laurie Strode (una Jamie Lee Curtis in stato di grazia), vinta dall'età ma con delle carte in più da giocare rispetto alla sé stessa del passato. Laurie Strode, la timida, spaventata e impacciata adolescente che tutti conoscevano- e unica sopravvissuta ai delitti del ’78- ora è una donna decisa, ironicamente desta e battagliera, la cui conformazione è più rassomigliante a quella di un soldato militare che ad una donna in là con gli anni. Questa sorprendente metamorfosi, però, non è altro che una preparazione, psicologica, fisica e quasi spirituale, all'atteso ritorno dell'uomo nero. Ed è proprio il confronto tra i due personaggi, con un inaspettato meccanismo di rovesciamento di ruoli- preda e predatore- l’elemento più interessante di questo nuovo capitolo, che annulla tutti quelli precedenti- eliminando anche il rapporto di parentela tra Michael e Laurie- e si configura come un vero e proprio seguito ufficiale della pellicola carpenteriana.

La direzione di Green (neofita nel genere horror), in quanto a freschezza e dinamicità, asfalta letteralmente quella di tutti i suoi predecessori (fatta eccezione per Carpenter e Zombie); la costruzione della tensione- con la steady che spesso “insegue” il mostro nei suoi spostamenti- è indicativa del fatto che, anche in un sotto-genere usurato come lo Slasher, sia ancora possibile stupire lo spettatore. Funziona, inoltre, la scelta stilistica di far convivere gli omicidi in vista (il primo duplice omicidio nella stazione di servizio è da antologia) assieme a quelli fuori campo, che, pur privi di una spettacolarizzazione sanguinaria esplicita, risultano essere altrettanto incisivi grazie alle frequenti inquadrature- con dovizia di particolari- di vittime esanimi e martoriate.

Nonostante alcune soluzioni narrative- soprattutto nella seconda metà- risultino inadeguate, il film si dipana con ritmo travolgente, per poi esplodere in un crescendo finale davvero straordinario e purificatorio, con in primo piano l’immortale tema carpenteriano che, nell’ultima sequenza- attraverso delle sostanziali modifiche nell’armonia e negli arrangiamenti- viene elevato ad una solennità suggestiva e inedita.

Ma è un altro l'aspetto che, infine, colpisce nel segno e possiede un'importante valenza metacinematografica: la resa dei conti finale tra Michael e ben tre donne (Laurie, figlia e nipote), che incarnano le tre differenti generazioni attraversate e segnate dal mito immortale di Michael Myers.

IL NOSTRO GIUDIZIO: **** (4/5)


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