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Un'altro piccolo spazio all'interno di radioseeeyou.com che inaugura proprio oggi la propria collaborazione con Horror über alles. Una recensione diversa ogni settimana sui film di oggi e di ieri e l'analisi di un genere, l'horror, che ha ispirato migliaia di registi e continua ad evolversi mantenendo immutato il suo fascino.


Questa settimana :


SUSPIRIA di Luca Guadagnino (2018). Attualmente disponibile su Prime video


A cura di Horror Über Alles (Davide Sicarius D'Andrea e Caroline Darko)


Che sia chiaro: Suspiria di Luca Guadagnino non è un remake del capolavoro del '77. Il regista, infatti, partendo dalle premesse di base della sceneggiatura originale di Argento e Nicolodi, rilegge la storia e la ripropone sotto una nuova luce, riuscendo nel difficile intento di unire in perfetto equilibrio dramma e horror, storia e stregoneria, politica e psicanalisi. Sono due i piani narrativi attraverso cui si snoda il plot: uno è "interno", ed è quello che tutti conosciamo, con la giovane Susy Bannion che si reca a Berlino per entrare nella "fredda" e prestigiosa scuola di danza Markos Tanz Company, in cui si cela un torbido covo di streghe. L'altro, invece, è quello che segue le indagini del Dr. Jozef Klemperer, il quale indaga sulla scomparsa di Patricia Hingle (allieva della scuola di danza) in una Berlino martoriata dagli eventi sanguinosi dell'Autunno Tedesco.

È dunque possibile interpretare l'opera attraverso molteplici chiavi di lettura, che sono ciascuna metafora e conseguenza dell'altra. I fantasmi del nazismo e dell'Olocausto non sono meno terribili delle presenze stregonesche che tramano nell'ombra, e i contrasti tra le varie fazioni della gerarchia esoterica all'interno della scuola rimandano chiaramente all'instabilità socio-politica di quegli anni (non è un caso infatti che il film sia ambientato nello stesso anno del film di Argento, non più a Friburgo, bensì in una glaciale Berlino).

Se il film di Argento era più efficace e pungente nei meccanismi della paura, quello di Guadagnino lo è nella rappresentazione carnale e "coreografica" della violenza. La danza, infatti, diventa in più occasioni un'arma mistica e astratta, capace di lacerare e seviziare- con suadente crudeltà- i corpi e le menti delle giovani allieve. Un'altra differenza sostanziale tra le due opere è nella costruzione della tensione: Argento ricerca con ossessività spaventi crudi e immediati, evidenziati dall'ipnotica e memorabile colonna sonora dei Goblin; Guadagnino punta tutto sull'introspezione e cerca di creare una tensione filosofica ed esistenziale che, pur non facendo saltare dalla sedia lo spettatore in nessuna scena, riesce ad aggrapparsi alla sua interiorità in modo costante per tutta la visione. In tal senso la splendida colonna sonora di Thom Yorke- che mescola sapientemente eteree sonorità prog tipiche degli anni '70 ad altre più elettroniche e moderne- non fa altro che enfatizzare questo aspetto. Un plauso va a tutto il cast, nel quale si segnalano in particolare la mastodontica performance di Tilda Swinton- nei panni di Madame Blanc, Helena Markos e Jozef Klemperer- , l'ottima Mia Goth, il piacevole e inquietante cameo di Jessica Harper e, infine, la bravissima Dakota Johnson, che con vera sorpresa riesce a infondere al personaggio di Susie una carica erotica e una profondità notevoli.

Per quanto riguarda l'aspetto visivo l'opera di Guadagnino è davvero straordinaria, grazie ad una regia molto ispirata che mescola sapientemente intuizioni innovative e numerosi omaggi non solo ad Argento, ma anche ad altri registi cult dell'horror nostrano (Fulci e Bava su tutti). Da segnalare anche la magnifica fotografia del thailandese Sayombhu Mukdeeprom, che esalta quasi sempre i toni del grigio per poi virare verso un rosso sensuale e demoniaco nell'esplosivo e catartico sabba finale.

Guadagnino ha realizzato il Suo indelebile Suspiria, creando un capolavoro che, però, appartiene soltanto a lui e alla sua intima concezione di femminilità, paura, espiazione e fragilità. La figura- dominante e in penombra- della Mater non viene raffigurata come una demoniaca e raccapricciante presenza- costantemente ostile e onnipotente- che porta inevitabilmente alla morte, ma viene utilizzata per simboleggiare, saggiamente, l'aspetto mai sviluppato prima della maternità propria del male: il senso originario di ciò che comporta essere matrice, origine e guida di una progenie degenerata dal peccato. La Mater secondo Guadagnino è la potenza, la genesi, ma anche l'amore.



Attualmente disponibile su Prime Video.



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