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#seeeyoucineblog Maniac di Franck Khalfoun (2012)

Per questa settimana la recensione di Horror Über Alles ci parla di uno dei migliori remake mai realizzati che non sfigura affatto davanti l'originale "Maniac" di William Lustig del 1980. Buona lettura!


Disponibile su Prime Video


MANIAC di Franck Khalfoun (2012)

A cura di Horror Uber Alles (Davide Sicarius D'Andrea e Caroline Darko)

Scritto e prodotto dal veterano Alexandre Aja (Haute Tension, Mirrors, The Hills Have Eyes) e dal suo fidato co-sceneggiatore Grégory Levasseur, e diretto da un ispiratissimo Franck Khalfoun - che nel 2007 si era fatto notare con l'ottimo P2, il cui vistoso insuccesso al botteghino rimane ancora oggi un mistero - il remake del cult ottantiano di William Lustig ha il grande pregio di riuscire dove molti altri remake hanno fallito: non sfigurare di fronte all'originale e rielaborarlo in chiave moderna con ricercata originalità, magari omaggiandone qua e là alcune sequenze o idee particolarmente iconiche.

Los Angeles. Segnato da traumi edipici, lo psicopatico Frank abborda belle ragazze e le massacra, strappando poi loro gli scalpi e applicandoli ai manichini del negozio di famiglia. L'amore per la fotografa Anna lo distoglierà - momentaneamente - dalla sua attività prediletta.

L'idea vincente del film è quella di girare quasi tutto in soggettiva, permettendo così allo spettatore un'ambigua identificazione con le gesta e la psicologia dell'assassino (il cui volto si vede perlopiù riflesso in vetri e specchi), anche quando questi è affetto da allucinazioni o emicranie (con conseguenti tremiti e oscillazioni dell'inquadratura). Altresì indovinata la trovata di abbandonare questo espediente stilistico in alcuni punti cruciali della narrazione, quando la cinepresa "salta" fuori dagli occhi del personaggio e lo ritrae in tutta la sua nefanda e squilibrata "epicità".

Un vero e proprio colpo di casting è poi la scelta di Elijah Wood (il rassicurante Frodo de Il signore degli anelli) nelle vesti del serial killer: la sua faccia da "bravo ragazzo" crea una malsana empatia tra pubblico, vittime e carnefice, e annulla ogni possibilità di paragone col celebre volto sudicio e inquietante di Joe Spinell nel film originale. Tutti i personaggi, anche quelli minori, sono tratteggiati con accurato realismo, mentre il delicato rapporto tra Frank e Anna eleva in più occasioni l'opera dai tipici stilemi del film di genere fino a farla approdare ad una non banale autorialità. Il gore è abbondante, crudo e coraggioso, e le sequenze degli omicidi sono tutte costruite con invidiabile inventiva (evidente l'influenza del nostrano Dario Argento in alcune scenografie "chirurgiche" o nella messa in scena della violenza). Meravigliose anche la gelida fotografia di Maxime Alexandre e le partiture elettroniche (dal sapore carpenteriano) del valente Rob, che rendono perfettamente l'idea di una metropoli desolata e senza nessuna traccia di calore umano.

Maniac è senza ombra di dubbio uno dei migliori remake mai realizzati e uno dei migliori horror del ventunesimo secolo: spietato, angosciante e senza speranza.

IL NOSTRO GIUDIZIO: ***** 5/5



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