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#seeeyoucineblogLA CASA DELLE BAMBOLE - GHOSTLAND (INCIDENT IN A GHOSTLAND) di Pascal Laugier (2018)

Horror d'autore, poetico e feroce. Tanti gli ingredienti in questa pellicola di Pascal Laugier, già regista dell'iconico "Martyrs" del 2008.


LA CASA DELLE BAMBOLE - GHOSTLAND (INCIDENT IN A GHOSTLAND) di Pascal Laugier (2018)

A cura di Horror Über Alles (Davide Sicarius D'Andrea e Caroline Darko)

Sei anni dopo il deludente I bambini di Cold Rock (The Tall Man), Pascal Laugier torna a colpire nel segno con un'opera efficace e ispirata quanto basta, degna dei fasti del suo iconico e indimenticabile Martyrs del 2008. Trattasi di Incident in a Ghostland (ridicolo e fuorviante come al solito il titolo italiano), che come il suddetto Martyrs fa leva su quello che ormai può essere definito il vero marchio di fabbrica del regista francese: cambiare le carte in tavola nel bel mezzo della storia, stravolgendo le premesse narrative di partenza con un brillante - e ribaltante - colpo di scena.

La giovane Beth, amante di Lovecraft e aspirante scrittrice, giunge con la sorella Vera e la madre Pauline in un'elegante casa di campagna ereditata dalla defunta zia. L'abitazione è piena di vecchie bambole, di cui l'anziana donna faceva collezione. Poco dopo il loro arrivo, una coppia di folli maniaci si introduce in casa. Segue una violenta colluttazione e uno dei due uomini abusa di Vera, ma nonostante ciò le tre donne riescono a salvarsi. Diversi anni dopo Beth è una scrittrice famosa di romanzi horror, con un marito e un figlio. Improvvisamente viene contattata dalla madre e così è costretta a ritornare in quella vecchia casa, dove Vera continua a soffrire di un grave disturbo post-traumatico per le violenze subite da ragazza; ma niente è come sembra...

Punto di forza maggiore della pellicola è la maestria con cui delle tipiche dinamiche da home invasion vengono trasfigurate attraverso un risvolto onirico inquietante e per niente gratuito (con più di qualche debito verso le visionarie fughe psicogene di David Lynch). Le due componenti, che prese a sè sarebbero in questo caso quasi banali, si enfatizzano così a vicenda di una ricercata originalità. Laugier dimostra di avere grande sensibilità nel tratteggiare la psicologia dei due personaggi femminili, allo stesso tempo opposti e complementari, e ne indaga con realismo sia la fragilità che le inevitabili esplosioni di veemenza, soprattutto nel concitato finale. Ben caratterizzati sono anche i due folli villain - l'uno obeso e ritardato, l'altro transessuale e vagamente "luciferino" - che perseverano con morbosa meticolosità in sevizie disumane volte ad un solo ed unico fine: la riduzione delle proprie vittime in oggetti (proprio come le bambole della sinistra dimora). Saggia la scelta di una fotografia virata verso toni caldi, che fa da contrappunto alla fredda crudezza delle numerose sequenze in cui nulla viene lasciato all'immaginazione. Per niente scontate, infine, sono le ambigue simbologie sul traumatico passaggio dall'adolescenza all'età adulta e sull'eterna lotta tra l'innocenza illusoria della fantasia e la brutale "colpevolezza" della realtà. Di maniera ma altamente funzionali - e talvolta assai suggestive - le eteree musiche di Georges Boukoff, Anthony D'Amario e Ed Rig (emergono in particolare i temi Inner Voices - Return of love e Requiem Of Love - Valse pour la fin des temps).

Poetico e feroce, avvincente e malsano, Incident in a Ghostland è in definitiva un horror d'autore maturo ed essenziale, che riesce a coinvolgere e disturbare lo spettatore senza ricorrere ai banali mezzucci del cinema mainstream ma che, non perdendo mai di vista la semplice magia del puro raccontare (proprio come l'ingenua Beth), non si lascia neanche cadere in una pretenziosità autoriale fine a se stessa, alla quale invece sembrano cedere, sempre più spesso, molti giovani autori del panorama indipendente.

IL NOSTRO GIUDIZIO: ****½ 4.5/5


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